Esiste un dipinto tra quelli dell’artista Vermeer che presenta un particolare, a prima vista insignificante. In realtà può diventare una vera e propria finestra sul mondo del tempo. Il dipinto è Donna che legge una lettera davanti a una finestra aperta e la lente di cui ci si servirà per guardare il mondo del XVI secolo è un piatto di frutta.

L’artista Johannes van der Meer o Jan Vermeer è stato un pittore olandese di spicco del XVII secolo. Tra le sue opere compaiono la sopracitata Donna che legge e l’Ufficiale e ragazza che ride. I due dipinti presentano un’atmosfera differente, in donna che legge la tensione è latente e scaturisce dalla lettura di una lettera.
Tra le sue innumerevoli opere queste due presentano molte somiglianze ed elementi in comune; cominciando dalla stanza nella quale si svolge l’azione, il tavolo e la sedia, persino l’abito indossato dalla donna. I dipinti non differiscono inoltre anche per alcuni oggetti. La parete, il cappello, il piatto. Oggetti per attrare l’attenzione degli occhi, ma che rappresentano il mondo reale, il piatto di porcellana infatti riconduce da Delft alla Cina.

Quell’oggetto riporta alle rotte commerciali percorse da innumerevoli navi mercantili di diverse nazioni, lo scontro che non di rado si verificava tra le stesse e il diritto del mare. Pensiamo alle vicende dei vascelli Pearl, Salomon, Bantam e la Leone Bianco, il quartetto anglo-olandese che si scagliò contro le navi portoghesi come la Nossa Senhora da Nazaré.
La Leone Bianco affondò e nel 1976 un team di archeologi marini si immersero convinti di trovare un carico di spezie ormai degradatosi ma rimasero stupefatti. Trovarono centinaia di pezzi autentici che richiamavano alla mente la Cina. Lo stile e il periodo di fabbricazione della porcellana fece pensare all’impero dei Wanli. Quelle porcellane in origine dovevano essere scaricate al porto di Amsterdam dove i compratori attendevano in massa. Lo stile che più di tutti attirava l’attenzione degli europei era quello in cui predominavano i colori blu e bianco. La tecnica utilizzata era in realtà l’evoluzione recente che impiegava pur sempre il cobalto di una specifica qualità e uno smalto trasparente.

La produzione della porcellana richiede che i forni brucino a una temperatura altissima, per tramutare la miscela di smalti. La tecnica in Europa che più si avvicinava a quella cinese era quella di Faenza. Solo nel XVIII secolo un alchimista tedesco riuscì a replicarla. I primi ad acquistare le porcellane cinesi furono i portoghesi e nel Seicento anche la VOC arrivò nel Mar Cinese. Da quel momento si diffuse l’ossessione degli olandesi per le porcellane bianche e azzurre che non potevano mancare nelle loro case.