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Foto del giorno: una normale giornata di lavoro per Nikola Tesla

Foto del giorno: una normale giornata di lavoro per Nikola Tesla

Fotografia di Dickenson V. Alley, Colorado Springs, Colorado, USA, 1899 circa. Nikola Tesla trascorre una normale giornata di lavoro all’interno del suo laboratorio, mentre quest’ultimo è pervaso da enormi scariche elettriche. Probabilmente lo scatto del 1899 è uno dei più popolari ad immortalare l’inventore serbo naturalizzato statunitense: non è necessario spiegare il motivo, il colpo d’occhio è indicativo già di per sé. Vi anticipo però che dietro la fotografia c’è un piccolo segreto. Forse una parte di voi già lo avrà intuito o lo conosceva a priori – non sorprenderebbe, vista la fama dell’istantanea – ma per gli ignari, attendete un attimo; prometto che l’attesa varrà la candela.

Foto del giorno: una normale giornata di lavoro per Nikola Tesla

A voler descrivere lo scatto si fa presto: in basso a sinistra, un defilato Nikola Tesla è catturato da una non meglio specifica lettura. Mentre il genio serbo-statunitense siede tranquillamente, a prendersi la scena è una delle sue invenzioni più grandiose, il trasmettitore d’amplificazione. Nelle parole del suo autore, il macchinario serviva «per la trasmissione di energia elettrica senza fili».

La versione più imponente in termini di grandezza e potenziale energetico si trovava nel già citato laboratorio di Colorado Springs, nello Stato del Colorado. Il trasmettitore d’amplificazione aveva un diametro pari a 15,5 metri, sviluppava un potenziale di 3,5 – 4 MV ed era perfettamente in grado di produrre scariche elettriche lunghe oltre i 30 metri. In definitiva, Tesla credeva molto nella sua creatura. Asserì in molteplici occasioni che la turbina avrebbe presto sostituito i motori termici in tutto il mondo, attuando una rivoluzione tecnologica epocale. Le cose, come ben sappiamo, non sono andate esattamente in questo modo.

Nikola Tesla bobina elettrica

Tornando alla fotografia, è giunto il momento di svelare l’arcano. Il vero motivo per cui fu eseguito lo scatto (anzi, gli scatti…) riguardava più gli interessi del fotografo, Dickenson V. Alley, che di Tesla stesso. Si trattò di un spot promozionale grazie al quale porre in vista le sue tecniche fotografiche. Quali? Provate ad immaginarlo. Davvero credete che Tesla potesse trovarsi all’interno della camera con la turbina in attività? Certo che no, sarebbe stato da folli, dato il rischio di essere folgorati a morte. Perciò Alley eseguì due scatti, uno con il trasmettitore d’amplificazione acceso, ma senza Tesla, e un altro con Tesla, ma con il macchinario spento. Sovrapposizione ad hoc delle immagini et voilà, il gioco è fatto.

Nikola Tesla nel suo studio

L’effetto è notevole, c’è da dirlo, soprattutto tenendo conto dell’epoca e dei mezzi a disposizione. Tutte le fonti possibili ed immaginabili confermano l’artificiosità della fotografia. Da Tesla, che nelle sue Note di Colorado Springs scriverà «naturalmente la scarica non era in corso quando lo sperimentatore è stato fotografato, come si potrebbe immaginare!», fino ai suoi biografi ufficiali, Carl Willis e Mark Seifer, si ribadisce sempre che la fotografia avesse subito un apposito montaggio.

Nikola Tesla trasmettitore di amplificazione

Avviandoci a conclusione, è interessante sapere che la fotografia si prese la prima pagina di una rivista, la Century Magazine, andata in stampa a New York nel giugno 1900. Il titolo dell’articolo era “Nikola Tesla: The Problem of Increasing Human Energy“. La nota che accompagnava lo scatto recitava:

«La bobina, in parte mostrata nella fotografia, crea un movimento alternativo di elettricità dalla terra a un grande serbatoio e ritorno a una velocità di centomila alternanze al secondo. Le regolazioni sono tali che il serbatoio si riempie completamente e scoppia a ogni alternanza proprio nel momento in cui la pressione elettrica è massima. La scarica fuoriesce con un rumore assordante che colpisce una bobina scollegata a ventidue piedi di distanza e crea una tale commozione di elettricità nella terra, a tal punto che le scintille lunghe un pollice possono essere estratte da una conduttura idrica a una distanza di trecento piedi dal laboratorio.»