Fotografia di Sebastião Salgado, Trapani, Sicilia, 1991. Un pescatore riposa stremato su un ammasso di reti e corde nautiche. Lo scatto di Salgado è vivido, mostra una realtà quotidiana cruda, resa tale da ore ed ore di duro lavoro, dalle quali si può trovare temporaneo rifugio nel riposo. È questa l’essenza del pescatore, dell’uomo in tutta la sua laboriosa esistenza.

La fotografia di Sebastião Salgado (che abbiamo avuto già il piacere di incontrare in uno dei primi articoli della rubrica, questo per l’esattezza) rientra in un più ampio reportage, realizzato in sei anni, dal 1987 al 1992. Intitolato WORKERS, la mano dell’uomo, la titanica opera ha permesso al fotografo brasiliano di viaggiare in lungo e in largo, scoprendo tradizioni, costumi e storia di ben 26 paesi diversi. Tra questi c’è l’Italia, nello specifico la Sicilia e il suo arcaico legame con il mare.

Inizialmente è il New York Times a commissionare il lavoro di Salgado in Sicilia. Gli viene sostanzialmente richiesto di riprendere istantanee del duro lavoro del pescatore. Tappa centrale del servizio è Favignana, isola maestra delle Egadi, nel trapanese. Una volta giunto in terra sicula, Salgado si fa trascinare dall’esperienza e decide di dare vita ad un progetto di più ampio respiro. L’obiettivo dell’opera pluriennale è suggerito dal titolo: tutto è incentrato sulla mano dell’uomo, sulla manualità che svanisce a favore di una completa meccanicizzazione/digitalizzazione del processo lavorativo. Tema attuale, ma di maggiore impatto in quei primi anni ’90, momento storico rivoluzionario in termini tecnologici.
In Sicilia l’intento del reportage si sposa perfettamente con la vita del pescatore, anzi, di uno specifico tipo di pescatore: il mattatore di tonni. Usanza medievale, la mattanza dei tonni, che inizia più o meno a fine marzo e dura per tre o quattro mesi. I protagonisti sono loro, i pescatori, suddivisi in gruppi, ognuno guidato dal rais, uomo di mare come pochi altri, assoluto conoscitore del mare, della sua fauna brulicante e delle sue correnti.

Si attende che i tonni raggiungano il Mediterraneo centrale per la stagione della riproduzione. Inconsapevoli, quest’ultimi, di star finendo in un reticolato senza via d’uscita, posizionato a regola d’arte da uomini in possesso di una conoscenza plurisecolare. Una volta finiti nel labirinto di reti, per i tonni non c’è più speranza: si concretizza la mattanza.

Dopo la Seconda guerra mondiale, si contavano all’incirca 30 gruppi di pescatori in grado di praticare la mattanza. Quando Salgado giunge nel trapanese, i gruppi si sono ridotti a 2. Oggi la pratica è caduta totalmente in disuso (l’ultima mattanza in Sicilia risale al 2007). I fattori sono molteplici: dall’inquinamento dei mari alle legittime ma avverse politiche ambientaliste, dall’esaurimento del fattore umano alla pesca intensiva.