Fotografia di Tormod Sandtorv, Turkmenistan, 30 settembre 2011. Se la Bocca dell’Inferno nell’universo televisivo di Buffy sta a Sunnydale, ecco che nel mondo reale il Gate of Hell esiste e si trova in Turkmenistan. Qui troviamo il cratere di Darvaza che brucia ininterrottamente da 50 anni, attirando così frotte di turisti (impavidi e incoscienti nel contempo).
Perché il cratere di Darvaza continua a bruciare?

Il cratere di gas di Darvaza, noto anche con i suggestivi e inquietanti nomi di Porta dell’Inferno o Porte dell’Inferno, ufficialmente dovrebbe chiamarsi come Splendore del Karakum. Ed è effettivamente uno splendore se vi piacciono i campi di gas naturali perennemente in fiamme.
Questo campo di gas crollato in una caverna vicino a Darvaza, nel Turkmenistan, è continuamente illuminato da gas naturale incendiato. Pensate che il cratere brucia continuamente sin dal 1971. Sappiamo che, attualmente, il cratere ha un diametro di 70 metri e che il suo bagliore, di notte, lo si vede a chilometri di distanza. Profondo circa 30 metri, vicino a lui si trova un altro cratere che, però, è recintato ed emana un odore diverso.
Quello che non sappiamo, però, è come si sia formato tale cratere. La sua storia più antica, infatti, è avvolta nel mistero. Gli scienziati stanno ancora indagando in merito. Questo anche perché alcuni dei documenti importanti per risalire alla sua origine o mancano negli archivi o sono classificati e inaccessibili, per chissà quali motivi.
Alcuni geologi del posto hanno spiegato che il crollo del cratere nella caverna sottostante dovrebbe essere avvenuto negli anni Sessanta. Tuttavia negli anni Ottanta gli ingegneri geotecnici ritennero opportuno incendiare il cratere in modo da evitare che il gas velenoso continuasse a fuoriuscirne e diffondersi. Anche perché vicino al cratere sorge il villaggio di Darvaza.

Tuttavia c’è anche chi ipotizza un’altra versione dei fatti. Secondo costoro, infatti, alcuni ingegneri sovietici nel 1971 avrebbero perforato il sito per estrarne il petrolio. Solo che il tutto crollò nel giro di pochi giorni, causando così la formazione del cratere. A questo punto gli ingegneri avrebbero preso la decisione di incendiare il cratere per evitare la diffusione dei gas velenosi. Solo che sottostimarono un tantino il quantitativo di gas ed ecco che da allora il cratere continua allegramente a bruciare.
Nel 2010 il presidente Gurbanguly Berdimuhamedow chiese poi che venissero presi degli accorgimenti per evitare che il cratere potesse creare problemi agli altri giacimenti di gas naturale della zona. Svariati piani furono annunciati, solo che, al momento, tutto è rimasto su carta visto che il cratere continua a rimanere aperto e a bruciare.

Il cratere, ovviamente, è anche stato esplorato. Nel 2013 George Kourounis, avventuriero e cacciatore di tempeste, ha ottenuto il titolo di primo uomo a mettere piede sul fondo del cratere. Grazie a una collaborazione con il National Geographic (potete vedere l’impresa nella puntata di Die Trying del National Geographic Channel), un’imbracatura apposita e a un respiratore, non solo è sceso sul fondo, ma ha anche raccolto alcuni campioni di terreno consegnati poi all’Extreme Microbiome Project.
Kourounis ha parlato del cratere come di una sorta di “Colosseo di fuoco”. Praticamente ovunque si guardi ci sono questi fuochi che continuano a bruciare e che producono un suono costante, simile al rombo di un motore a reazione. La cosa veramente particolare è che, nonostante tutto questo fuoco, praticamente non c’è fumo. Questo perché il gas brucia in maniera pulita e dunque non produce fumo che oscuri la vista. Il che significa che è possibile vedere ogni singola fiammella.