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E se il tempio più antico del mondo fosse stato dedicato ai sacrifici umani?

Vi ricordate di Göbeklitepe, in Turchia? Diventato patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 2018, considerato come il tempio più antico del mondo (avendo circa 12.000 anni può permettersi tranquillamente tale titolo), pare che fosse dedicato ai sacrifici umani.

Göbeklitepe, un tempio antico per sacrifici umani?

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Crediti foto: @Immanuelle/ CC BY-SA 4.0

Göbeklitepe, costruito da cacciatori-raccoglitori del periodo Neolitico pre-ceramico (prima ancora, dunque, che fossero inventate scrittura e ruota), è uno dei siti archeologici più importanti del mondo. Appare come una piccola collina situata a 15 chilometri di distanza a nord-ovest della città di Urfa, nell’Anatolia meridionale. Fra l’altro Urfa era chiamata “la città dei profeti” ed era associata al personaggio biblico di Abramo.

Nota in precedenza anche come Edessa, Urfa era ed è ancora oggi un’oasi, visto che sorge proprio ai margini della zona piovosa dei Monti del Tauro, sorgente del fiume che attraversa tutta la città e che poi si getta nell’Eufrate. Forse per questo motivo, proprio lì costruirono Göbeklitepe. Secondo alcuni ricercatori proprio Göbeklitepe potrebbe essere stata non solo una tappa fondamentale dello sviluppo della civiltà, ma anche la radice stessa delle tre grandi religioni monoteiste del mondo.

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Crediti foto: @Dieter Johannes, Klaus Schmidt e Nico Becker/Archivio Göbekli Tepe/Istituto archeologico tedesco, DAI

Al giorno d’oggi Göbeklitepe si presenta come un’ampia serie di strutture in pietra costruite da quegli antichi cacciatori-raccoglitori dell’età della Pietra. La sua costruzione iniziò circa 12mila anni fa e andò avanti per quasi 2mila anni. Quindi ben prima di Stonehenge o anche delle piramidi d’Egitto.

Una delle aree più particolari è quella formata da un cerchio di pilastri collocati verticalmente, costruiti con pietre alte 6,1 metri. Ciascun pilastro pesa fino a 9,1 quintali e ognuno di essi è ricavato da un singolo blocco di granito. Considerate che all’epoca erano estratti e spostati anche di centinaia di metri usando solamente delle leve di legno.

Questi pilastri erano poi collocati verticalmente su una base scavata nella roccia madre. Secondo i ricercatori, per costruire una cosa del genere, serviva la collaborazione di più clan, con anche 500 persone che lavoravano insieme. Ciascun cerchio ha un diametro di circa 9,1 metri e ognuno di essi è formato da 12 pietre lungo la circonferenza e 2 pietre collocate al centro. Inoltre ogni cerchio ha due enormi pilastri a forma di T al centro del cerchio. Pilastri più piccoli circondano poi l’area.

Secondo alcuni ricercatori, i pilastri a forma di T un tempo sostenevano un tetto di paglia o altri materiali. Altri, invece, ritengono che siano una raffigurazione di esseri umani. La maggior parte delle incisioni sui pilastri raffigura degli animali, ma ce ne sono alcune che rappresentano degli esseri umani. O strutture antropomorfe, comunque.

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Crediti foto: @Teomancimit / CC BY-SA 3.0

Detto ciò, a cosa serviva un progetto colossale come questo? Non è ancora ben chiaro. Di sicuro non era un posto dove vivere. Qui non ci sono tracce di attività agricole o di metodiche di conservazione del cibo. Quindi il suo scopo poteva essere puramente religioso, forse un modo per attirare l’attenzione degli dei affinché favorissero le loro attività o per scongiurare catastrofi naturali, placando la loro ira, causa principale di tempeste, grandine o terremoti.

E come placare queste divinità iraconde e alquanto vendicative? Offrendo loro sacrifici animali o umani. Forse Göbeklitepe era un tempio per sacrifici rituali. Il che potrebbe spiegare la presenza di ossa animali e umani. I fautori di tale teoria sostengono che a Göbeklitepe siano presenti parecchie ossa umane, ma non ci sia traccia di alcuna sepoltura.

Proprio di recente gli archeologi hanno trovato teschi intagliati e i frammenti di tre teschi umani modificati. Le incisioni sui teschi non sono il frutto di scorticatura o altre pratiche analoghe, bensì di azioni di taglio (con anche un’area perforata). Ciò potrebbe indicare un qualche rito sacrificale. Visto che su tali teschi non era presente alcun segno di guarigione, ecco che è possibile che tali alterazioni artificiali furono eseguite post mortem. Che dunque questi gruppi di cacciatori-raccoglitori eseguisse rituali sacrificali per soddisfare le loro divinità?