Quando pensiamo agli “ospiti” delle piramidi, ci vengono sempre in mente faraoni, regine, membri della nobiltà, sacerdoti, funzionari d’alta estrazione sociale. Per dirla in breve: le classi d’élite. Ma questa scoperta cambia tutto. Una nuova ricerca, infatti, sta drasticamente modificando le nostre opinioni in merito, visto che in alcune piramidi gli archeologi hanno trovato sepolti anche umili operai. Ma chi erano questi lavoratori comuni?
Lavoratori sepolti nelle piramidi?

L’incredibile scoperta è avvenuta durante gli scavi delle piramidi nell’antica colonia egizia di Tombos. Un team di ricercatori olandesi e americani ha dissotterrato scheletri che mostravano un tipo di usura collegato a una vita fatta di lavori manuali. Ovviamente le salme di faraoni, nobili e sacerdoti non avrebbero mai mostrato tali segni. Dunque l’unica conclusione plausibile era che questi lavoratori “di basso status” furono messi a riposare accanto ai personaggi più ricchi e influenti di Tombos.
Nello studio pubblicato sul Journal of Anthopological Archaeology, i ricercatori hanno spiegato che le piramidi, intese come tombe, un tempo considerate il luogo dell’ultimo riposo di personaggi di spicco, ricchi e potenti, in realtà potrebbero aver ospitato anche personale di basso rango, cioè lavoratori comuni.
Ma perché Tombos è così importante? Beh, qui gli archeologi hanno rinvenuto i resti di parecchie tombe fatte di mattoni di fango. In alcune di esse erano ancora presenti resti umani e corredi funerari comprensivi di grandi giare e vasi di ceramica.

Il complesso piramidale più grande era quello di Siamun, sesto faraone d’Egitto durante la XXI dinastia (quella che governò il paese dal 1077 al 943 a.C.). Questa piramide era formata da un vasto cortile con cappella ed era decorata con coni funerari di argilla (forse delle offerte agli dei).
Esaminando i resti scheletrici, i ricercatori si sono subiti accorti di tutti quei segni di usura tipici di chi in vita aveva effettuato lavori manuali pesanti. Altri scheletri, invece, non avevano nessuno di questi segni. La cosa curiosa, però, riguarda la composizione sociale di chi per millenni ha occupato (e continua ad occupare) questi sepolcri. L’ipotesi più probabile è che le tombe siano state commissionate e pagate dalle persone di ceto sociale più alto, le quali avrebbero poi deciso di usarle per se stessi, per i parenti più stretti e per i propri servitori.
Una scelta insolita, ma chi conosce bene Tombos non si sarà stupito. Questo insediamento egizio, infatti, era assai diverso dagli altri. Si trovava sulla terza cateratta del Nilo, in quello che attualmente è il Sudan settentrionale. La località, abitata sin dai tempi della XVIII dinastia del Nuovo Regno e fino al tardo periodo (quindi dal 1400 al 650 a.C.), fu fondata originariamente come una colonia egiziana in territorio nubiano. Questo avvenne quando l’Egitto invase la Nubia, appropriandosi delle sue terre. Sin dall’inizio pare che i coloni egizi non avessero alcun problema nel mescolarsi con i popoli nubiani. Le due popolazioni vivevano insieme tranquillamente, ben integrati fra di loro.

La maggior parte degli egiziani che viva a Tombos apparteneva alla classe medio-alta, non alla super élite. Erano quasi tutti funzionari minori, scribi, artigiani e professionisti che, probabilmente, non avvertivano tutta questa distanza sociale dai lavoratori della classe comune. Questa coesistenza pacifica e di reciproca accettazione potrebbe aver spinto i proprietari delle tombe a includervi anche i propri servitori. Oppure poteva anche trattarsi di persone che, per un motivo o per l’altro, si erano guadagnate il rispetto di Siamun e degli altri nobili.