Almanacco del 15 marzo, anno 1493: la Niña, la Pinta e la Santa María ritornano dal loro primo viaggio verso occidente. Cristoforo Colombo e il suo equipaggio hanno portato a termine la loro missione con successo. Contro ogni pronostico, sono riusciti a raggiungere l’India e la Cina navigando verso ovest dalla costa atlantica della Spagna… O forse si sbagliano di grosso?

Siamo alla fine del Quattrocento. Il controllo musulmano sul commercio delle spezie dall’Oriente costringe gli Europei a trovare strade alternative a quelle tradizionali terrestri per raggiungere l’India. I primi a lanciarsi in questa impresa furono i Portoghesi, i quali si cimentarono nel seguire via mare la costa occidentale del continente africano nella speranza di scoprire un collegamento con l’Oceano Indiano. Nel 1487 il lusitano Bartolomeo Diaz doppia il Capo di Buona Speranza, la punta meridionale dell’Africa, trovando in questo modo la possibilità di raggiungere l’India via mare navigando verso est.

Tuttavia, taluni si convincono che vi sia anche la possibilità di raggiungere l’Asia navigando verso Ovest. Come? Semplice: sfruttando la forma sferica della Terra. A differenza di quanto comunemente si pensi, infatti, all’epoca si era assolutamente certi che il nostro pianeta non fosse piatto: ne abbiamo parlato in questo articolo. In ogni caso, fra i sostenitori della rotta verso Occidente vi é anche un navigatore genovese, Cristoforo Colombo. Egli elabora un ardito progetto di viaggio per giungere in India e in Cina navigando verso ovest e lo espone dapprima al re del Portogallo. Dinnanzi al suo rifiuto, lo presenta ai sovrani di Spagna, Isabella e Ferdinando. Soprattutto per insistenza della regina, essi si convincono a sostenere l’impresa, anche perché temono che il Portogallo possa mettere costituire un monopolio sul commercio marittimo delle spezie orientali.

Il navigatore ligure viene quindi munito di una piccola flotta composta da tre caravelle con a bordo un equipaggio di circa 90 uomini e così il 3 agosto 1492 la spedizione può partire. Dopo ben due mesi di navigazione in mare aperto, il 12 ottobre 1492 la vedetta della Pinta avvista terra. Colombo ha ragione: facendo rotta verso Ovest si arriva in Asia. Dall’esplorazione delle terre adiacenti a quella appena scoperta, poi, capisce che si tratta di un arcipelago di piccole isole dinnanzi, probabilmente, il Gange, il grande fiume che scorre nell’india orientale e che sfocia nell’Oceano Indiano in un enorme delta. Raccoglie anche alcune prove delle sue scoperte, portando con sé oro, tabacco, pappagalli e quale schiavo “indiano”. Quindi, fa vala per tornare in Spagna e il 15 marzo 1493 sbarca a Palos, in Andalusia, dove erano partiti sette mesi prima.

Il suo ritorno è accolto con giubilo a corte. Ha dimostrato che la rotta verso ovest è possibile. Anche la neonata Spagna, quindi, può mettere direttamente le mani sulle spezie indiane e gli altri prodotti orientali. Ovviamente, un solo viaggio non basta per stabilire un collegamento assiduo con il continente asiatico. Perciò, Colombo avrà l’incarico di guidare altre tre spedizioni, tutte coronate con successo. Egli infatti conferma che le terre da lui esplorate non siano altro che la porzione sud-orientale dell’Asia.
Ma, come noi ben sappiamo, si stava sbagliando di grosso. Quei territori appartenevano sì ad un continente, ma ad uno di cui in Europa non si aveva notizia della sua esistenza. Un continente che prenderà il nome non da colui che lo ha scoperto per gli Europei, ma da colui che per primo ha capito che si trattasse di qualcosa di inaudito nel Vecchio Continente. Un amaro epilogo per Colombo, condannato dalla Storia per non essersi mai accorto di essere arrivato in America.