Fotografia dell’Archivio ANEFO, Palazzo di São Bento, Lisbona, Portogallo, 2 maggio 1969. Una visita organizzata, i cui partecipanti sono principalmente studenti universitari e funzionari del governo, sorprende un vecchio e ancora convalescente António de Oliveira Salazar. La motivazione del ricevimento è molto semplice: si vuole rendere omaggio al padre assoluto dell’Estado Novo portoghese, che qualche giorno prima, il 28 aprile per l’esattezza, aveva compiuto 80 anni. In quella calda giornata di maggio un gruppo di persone si recò nel sontuoso Palazzo di São Bento, residenza ufficiale del capo di governo lusitano, per fare gli auguri a colui che però non ricopriva la carica di primo ministro già da un pezzo. Il segreto dietro la fotografia è proprio questo: tutti sanno che Salazar non è più al vertice dello Stato, tutti meno che il diretto interessato, deposto a sua insaputa il 27 settembre dell’anno precedente. Istintivo chiedersi perché.

Alla domanda, che potrebbe sorgere spontaneamente, si risponde in modo molto semplice. Per farlo bisogna partire da una data, il 3 agosto 1968. Durante le sue vacanze estive presso il Forte de Santo António, nella città di Estoril, O Professor cadde da una sedia, colpendo il pavimento con la testa. La caduta di António de Oliveira Salazar inizialmente rimase un segreto, anche per volontà dello stesso anziano Presidente del Consiglio, il quale non volle allarmare il governo che si preparava a rimpastare. Così per diverse settimane la vita del premier continuò come se nulla fosse mai accaduto. I medici che frequentemente circondavano il dittatore si accorsero tuttavia dell’inghippo.
Nei primi di settembre lo sottoposero dunque a intervento chirurgico. L’equipe medica individuò la presenza di un pericoloso ematoma intracranico. Fu necessario monitorare costantemente le condizioni di Salazar nel periodo postoperatorio, ma l’uomo dava solo ottimi segnali di ripresa. Abbassata la guardia, ecco che la caduta di quel 3 agosto presentò il conto, salatissimo. Il 16 settembre un ictus preceduto da un emorragia cerebrale mandò in coma profondo il dittatore. Tenuto in vita da un respiratore, le sue condizioni suggerirono al governo di dover trovare un sostituto il prima possibile. Questo fu individuato nella persona di Marcello Caetano, subentrato ufficialmente a Salazar il 27 settembre 1968.

Contro ogni aspettativa, il professore riprese coscienza in ottobre. Certo, l’ictus aveva lasciato strascichi non indifferenti: per metà Salazar era paralitico, con totali amnesie a medio-breve termine. Dismesso dall’ospedale in dicembre, i suoi più stretti collaboratori si ritrovarono di fronte ad un bivio: dire al chefe (capo), già debilitato, di non essere più all’apice dell’Estado Novo che per quasi quarant’anni aveva guidato con pugno duro o tacere, facendogli credere di essere ancora il 100° Presidente del Consiglio dei Ministri? Si optò per la seconda strada.
António de Oliveira Salazar trascorse il suo ultimo anno e mezzo di vita convinto di essere ancora a capo del Portogallo. Gli alti gangli del governo dovettero assecondare Salazar in tutto e per tutto. Si trattò di una vera e propria recita. Cinque giorni prima che venisse scattata la fotografia di nostro interesse, ovvero quando Salazar compì il suo 80° compleanno (28 aprile 1969), il dittatore deposto parlò alla nazione dal suo studio nel Palacete de São Bento. Nel discorso egli ringraziò i medici per le cure mediche ricevute, ma lo fece a nome del Portogallo intero, di cui lui ancora si sentiva il leader politico e morale, oltre che spirituale.

Caetano, formalmente Presidente del Consiglio dei Ministri, dovette soggiornare altrove, essendo il Palacete occupato da Salazar. A completare il teatrino, ogni tanto il maggiordomo portava al vecchio professore delle carte, spacciandole per documenti di governo da dover firmare. La finzione terminò con la morte di Salazar, avvenuta il 27 luglio 1970 a causa di un’embolia polmonare. Si spense così, da deposto e nella più totale inconsapevolezza, l’autocrate che ridisegnò il Portogallo in senso autoritario e corporativista.