Almanacco del 3 aprile, anno 1946: il generale giapponese Masaharu Honma muore giustiziato fuori Manila, nelle Filippine. La sua colpa era quella di aver guidato la famosa Marcia della morte di Bataan, un evento storico tristemente noto nell’area che comportò la morte di diverse migliaia di persone. Vediamo più da vicino la storia di questo personaggio e anche degli eventi storici che ad esso si collegano.

Nato nella Prefettura di Niigata, nel novembre del 1888, Masaharu Honma fu il generale giapponese alla guida della 27esima Divisione di Fanteria durante la seconda guerra sino-giapponese. Il ruolo che più ci interessa oggi è però quello che ebbe nelle Filippine, dove guidò la 14esima Armata durante l’invasione giapponese.
Siamo nel contesto della Seconda Guerra Mondiale e, fra il 10 dicembre 1941 e l’8 maggio 1942, c’è una storica vittoria nipponica seguita da un’occupazione. Parliamo delle Filippine appunto, dove i soldati del posto, insieme agli americani guidati dal generale Douglas MacArthur, subirono una brusca sconfitta. Il generale riuscì nella sua fuga verso l’Australia, per i prigionieri di guerra le cose andarono molto peggio.

La stima dei prigionieri fatta, circa 25.000, fu seguita da una serie di errori di calcolo e da assunti molto discutibili. I giapponesi stimarono una marcia di circa 40 km al giorno, basandosi sugli standard delle proprie truppe, mentre gli americani ne compivano circa 25-30, in condizioni ottimali e non in stato di prigionia. La prima adunata di prigionieri fu nei pressi di Balanga, zona nevralgica e centrale. Già nella prima, breve, marcia ci furono i centinaia di morti.
L’ospedale da campo qui allestito non aveva abbastanza medicinali e alle morti della marcia e a quelli per fucilazione si aggiunsero le perdite qui avvenute. C’era ancora una tappa aggiuntiva, quella verso San Fernando, a circa 50 km di distanza e poi l’ultima verso Capas. Il collegamento ferroviario non coprì gli ingenti numeri di prigionieri e gli si affiancò quello tramite camion, cavalli e, perché no, a piedi.

Chi rimaneva indietro nella marcia, inutile dirlo, otteneva in cambio la fucilazione. Quelli che viaggiarono sui treni ebbero un trattamento ancora peggiore. Stipati in almeno 100 per vagone trovarono la morte per asfissia o altri problemi legati alla scarsa igiene e all’inedia.
Molti riuscirono a scappare e a rifugiarsi nelle foreste filippine. Questa serie di errori e di nefandezze costarono la vita, si stima, ad oltre 500 americani e ad un numero compreso fra 5 e 10 mila filippini. Il 3 aprile del 1946 venne giustiziato Masaharu Honma, accusato di essere uno dei principali responsabili dell’eccidio.