D’accordo, forse non è una cosa per cui ci si sveglia nel cuore della notte, senza più riuscire a prendere sonno finché il mistero non è svelato, ma di sicuro, soprattutto se avete fatto un salto in un museo con dei reperti egizi in esposizione, vi sarete chiesti prima o poi che odore abbia una mummia. Nei musei, infatti, spesso si percepisce un particolare odore, che però potrebbe non essere quello reale delle mummie. Alcuni ricercatori hanno finalmente svelato quale fosse il profumo reale delle mummie.
Quel delizioso odore di mummia

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Chemical Society, le mummie dell’antico Egitto avevano un odore “legnoso, speziato e dolce“. La ricerca rappresenta la prima nel suo genere. Mai nel passato l’odore dei corpi mummificati è stato studiato in maniera sistematica usando diverse tecniche. Tutto ciò ha permesso di stabilire quali fossero le molecole chimiche coinvolte nel processo di mummificazione e che potevano produrre odori percepibili e rilevabili.
Il team di ricercatori ha esaminato in totale nove corpi mummificati provenienti dall’antico Egitto. Il più antico risale al Nuovo Regno (1539-1077 a.C.), mentre il più recente all’era bizantina (III-IV secolo d.C.). Tramite tecniche di cromatografia gassosa e spettrometria di massa hanno rilevato e quantificato le sostanze chimiche presenti nell’odore delle mummie.

Gli autori hanno ricordato come la mummificazione, nell’antico Egitto, fosse una pratica mortuaria destinata a preservare il corpo e l’anima. Tale processo avveniva tramite un preciso rituale che usava oli, cere e balsami. I ricercatori hanno poi sottolineato come il loro studio non era basato su mummie presenti nelle collezioni europee, bensì su mummie del Museo egizio del Cairo.
Matija Strilic, professore presso la UCL Bartlett School Environment, Energy & rEsource e docente presso l’Università di Lubiana, in qualità di autore principale dello studio, ha spiegato come l’odore dei corpi mummificati da sempre ha interessato gli studiosi. Solo che finora non esisteva nessuno studio scientifico chimico e percettivo.
In pratica quello che lo studio ha fatto è stato usare diverse tecniche per misurare e quantificare le sostanze chimiche emesse dai corpi mummificati esposti e conservati nel Museo egizio del Cairo. In aggiunta, un gruppo di appositi “annusatori” umani ha descritto poi gli odori in termini di qualità, intensità e piacevolezza. Così facendo i ricercatori hanno potuto stabilire se un determinato odore era emesso dalla mummia, dai prodotti di conservazione usati per preservare i corpi o dal deterioramento della mummia a causa di batteri, muffe o altri microrganismi.

Cosa è saltato fuori da tutto ciò? Un mix di odori e sostanze chimiche alquanto complesso. Sono emerse note di sali di natron, resine di conifere come pini, cedro e ginepro, resine gommose come mirra e incenso, svariate spezie, erbe, fiori, oli vegetali, grassi animali e cere.
Questo indica anche come l’olfatto fosse importante per gli antichi Egizi durante il processo di mummificazione. Questo perché gli odori piacevoli erano associati ai corpi delle divinità e alla loro purezza. Invece gli odori sgradevoli erano considerati indice di corruzione e decadimento dei corpi. E questo fa sì che, ancora oggi, 5mila anni dopo, per i restauratori l’odore delle mummie è definito come “piacevole”.