Un Imothep in splendida forma per richiamare l’attenzione. Tralasciando un attimo da parte il film La Mummia, qualcuno ecco che si è chiesto se batteri, virus e patogeni vari nascosti nelle antiche mummie egizie possano effettivamente riattivarsi e scatenare malattie, pestilenze e pandemie anche al giorno d’oggi. E la risposta potrebbe sorprendervi.
Mummie egizie con sorpresa?

Sappiamo con certezza che gli antichi Egizi non erano estranei alle malattie. Diversi studi hanno dimostrato che erano afflitti da svariate malattie infettive, fra cui anche il vaiolo, la tubercolosi e la lebbra. Per esempio, Ramses V, il quarto faraone della XX dinastia egizia, contrasse il vaiolo, malattia di cui la sua mummia porta le cicatrici.
Quindi è più che lecito domandarsi se sia possibile, dopo migliaia di anni, che mummie appena dissotterrate possano aver trasmesso malattie infettive. Secondo Piers Mitchell, il direttore dell’Ancient Parasites Laboratory dell’Università di Cambridge, nonché ricercatore associato senior presso il Dipartimento di Archeologia, ha spiegato che è un evento estremamente improbabile.

Così come riferito da Mitchell a Live Science, la maggior parte degli agenti patogeni muore entro uno o due anni se non ha un ospite vivente a supportarlo. E se si attende più di dieci anni, allora tutto è morto.
Pensiamo al Poxvirus del vaiolo: è un virus che può replicarsi solamente all’interno delle cellule di un ospite vivente. Dicasi lo stesso per i batteri che causano la tubercolosi e la lebbra: hanno bisogno di ospiti vivi per sopravvivere.
Inoltre il vaiolo si trasmette tramite il contatto diretto fra persone, mentre tubercolosi e lebbra tramite anche aerosol proveniente da naso o bocca tramite starnuti o colpi di tosse. In aggiunta per la lebbra è necessario un contatto estremamente prolungato con un malato affinché si trasmetta.

Un altro fattore che riduce la probabilità che una mummia scateni un’epidemia è rappresentato, poi, dalla degradazione del DNA. Mitchell ha riferito che il DNA (o l’RNA nel caso dei virus a RNA) di questi microrganismi presenti nelle mummie è alquanto corto. Le catene spesse presentano solo 50-100 coppie di basi, quasi come se il materiale genetico si stesse sfaldando e degradando a causa del passare del tempo. E se il DNA è tutto sgretolato, quel microrganismo non può essere vitale.
Maggiormente resistenti alcuni parassiti intestinali. Trasmessi solitamente per via orofecale, vivono più a lungo rispetto a virus e batteri. Inoltre non tutti necessitano di un ospite vivo per sopravvivere. Tuttavia anche loro non durano migliaia di anni.